IL matto, la morte, il diavolo

Claudio Strinati

 

Alessandra Zorzi presenta la serie degli Arcani Maggiori che già di per sé costituiscono un ciclo organico secondo la sua tipica impostazione, visionaria e incantata, immersa in una costellazione di immagini archetipiche, oscure e insieme perfettamente comprensibili a chiunque. C’è in lei una strana e acutissima idea di razionale e irrazionale che si contemperano e si riflettono l’uno nell’altro attraverso un processo visivo che può essere letto come un vero e proprio fenomeno onirico trasferito in immagini completamente sganciate da riferimenti realistici eppure nel contempo cariche di precisione e di evocazione di percezioni assolutamente “vere” riassemblate però dall’ artista secondo un suo percorso mentale che scavalca l’immediatezza del quotidiano e dell’ovvio per attestarsi su un terreno impervio e fascinoso, alla prima di difficile comprensione e di arduo approccio, per rivelarsi poi nitidissimo, chiaro e coerente. Tutta la storia di questa artista, architetto proveniente da una famiglia di editori, fa capire come da subito si sia familiarizzata con la creazione di un rapporto vertiginoso e sognante tra testo letterario e immagine, in una sorta di “full immersion” nella favola che regola tutte le nostre visioni e tutte le nostre idee. La Zorzi si è inventata un intero universo di personaggi e di situazioni, miste di ironia e di magie, di arguzie e di cattiverie, di eleganze e di pungenti provocazioni. Attraverso tali immagini è risalita fino alle avventure grafiche degli anni sessanta del Novecento tra una Mitteleuropa post-kafkiana e una Inghilterra fecondata dalla magica apparizione del Sottomarino Giallo dei Beatles mirabilmente reinventato da un genio della grafica come fu il tedesco Hinz Edelmann, la Zorzi ha scavalcato felicemente e agevolmente i traumi del postmodernismo, in un cammino caratteristico del nostro tempo. Disgregato nelle apparenze immediate ma fiduciosamente ancorato alle pulsioni dell’Inconscio, è un percorso sempre più somigliante nella immaginazione di un’ artista come la Zorzi ai “buchi neri” del Cosmo che, mentre li si esplora, dilatano i confini delle nostre presunte certezze sprofondandoci nell’ Ignoto e spostando così costantemente in avanti i limiti del possibile. La Zorzi attrae l’osservatore in uno spazio strano, semplificato e sbilenco, fatto di un andirivieni di memorie e percezioni infantili, di precisione descrittiva e remota vaghezza. Gli Arcani contengono tutta la vita e tutte le illusioni di cui un essere umano si possa nutrire. Sono ingannevoli e insieme rivelatori di verità forse altrimenti inconoscibili. L’artista li legge proprio in questa chiave. Era logico e consequenziale che la Zorzi arrivasse al video di animazione (nonché ai suoi stralunati arazzi digitali) perché le sue immagini sono ansiose di prendere vita e di muoversi senza per questo diventare più realistiche. Al contrario l’artista mantiene un dominio assoluto sul suo universo di simboli e di immagini talvolta lambiccate e stravaganti, talatra aeree e sognanti. Tiene ben desta la nostra fantasia e non tradisce la sua formazione di architetto, perché sono vere e proprie “trame” narrative e strutturali quelle che l’artista viene tessendo nei suoi cicli e nella miriade di immagini da lei inventate nel corso del tempo. Oggi ci si presenta nella sua piena maturità e saggezza espressiva, manifestandosi quale personalità del tutto particolare nel sistema artistico del nostro tempo, elegante e un po’ appartata ma poi estremamente generosa e sollecita verso il suo pubblico che facilmente ne coglierà l’animo delicato e sensibile, trovandola in definitiva esplicita nel suo fare ma con una sorta di costante sedimento di mistero e di non detto che ne costituiscono forse il fascino peculiare. La mostra è essenziale, limitandosi a una trentina di opere tra olii, acquerelli, disegni, arazzi digitali e videoproiezioni, ma è tale la densità del discorso della nostra autrice che l’odierna manifestazione può e deve essere considerata, quindi, come ampia e esauriente per la piena comprensione di una personalità ragguardevole dell’arte degli ultimi anni nel nostro Paese. Il titolo della manifestazione echeggia quello di una celebre incisione di Dürer e non c’è dubbio che l’acribia e la passione autentica nel concepire l’opera d’arte come scavo e indagine dell’animo umano (che furono così tipiche del genio tedesco del Rinascimento) siano oggi ben rintracciabili nell’impegno estetico e morale della Zorzi, artista seriamente impegnata anche quando appare ironica e scherzosa, perchè animata da una autentica “strategia” comunicativa di cui la mostra presenta una esauriente e convincente immagine.

 

 

 

 

Al termine della sezione immagini ci sono altri testi:

"Certo che scendere dalla torre del faro" di Philippe Daverio.

" Alcune mie considerazioni intorno agli arcani maggiori" Alessandra Zorzi